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Contratti collettivi

Le aziende, i datori di lavoro ed i loro consulenti debbono tener conto nella scelta dei contratti collettivi applicabili della sentenza della Corte di Cassazione n. 4951/2019 in tema di minimi retributivi ma che riverbera effetti indiretti ancora più rilevanti.

La sentenza riprende i principi cardine della Corte Costituzionale e specificamente da ultimo la sentenza n. 51/2015 per cui i contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative non hanno efficacia “erga omnes” anche per la mancata attuazione dell’art. 39 della Costituzione.

Questo comporta che bisogna, per la Corte di Cassazione, tener conto dei minimi retributivi dei contratti collettivi comparativamente più rappresentativi solo a tal fine. Si perviene a tale assunto in quanto l’art. 36 della Costituzione prevede l’erogazione di una retribuzione proporzionata e sufficiente ad assicurare un’esistenza libera e dignitosa per i lavoratori e per i loro familiari.

Ma una volta stabilita la retribuzione comparata e sufficiente, effetto indiretto della sentenza che conferma ancora una volta il principio di libertà sindacale su cui si basa il nostro ordinamento, è quello della libertà per le aziende di scelta dei contratti collettivi applicabili. Scelta questa che solitamente avviene in base ad esigenze che guardano gli aspetti qualitativi delle singole clausole.

A mio modo di pensare la sentenza mette la parola fine alla interpretazione della Circolare n. 3 dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro che in maniera avventata aveva assegnato un potere ai contratti collettivi comparativamente più rappresentativi che sicuramente andava notevolmente al di là dei principi del nostro ordinamento giuridico.

Rimane facoltà dei datori di lavoro scegliere i contratti collettivi e la Corte ribadisce il divieto di dumping salariale tout court.

E’ bene comunque ribadire che nel sistema dei rapporti di lavoro privato ad oggi nessuna normativa è intervenuta sulla misurazione e/o indicazione della rappresentatività e ancor meno sulla comparazione.

In tal senso la giurisprudenza nelle aule di Tribunale continua a fare riferimento a tutti i contratti collettivi del settore di appartenenza delle aziende per l’applicazione dei minimi retributivi.

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